domenica 23 giugno 2013

Le parole come i sassi




Le lanciano come sassi. Sono le parole che stanno lapidando la scuola pubblica. I talebani della formazione le raccolgono nelle pietrose contrade dell’economia o dell’arte militare e poi gliele lanciano addosso. Né troppo grosse da uccidere subito la condannata né troppo piccole da non poter essere definite pietre. Così vuole la tradizione. Chi in questi ultimi anni si è occupato di riformare la scuola pubblica in realtà le ha scavato una fossa e ce l’ha infilata dentro fino al petto. Così vuole la tradizione. E coloro che provano ad opporsi ad una simile barbarie vanno incontro ad una sicura fatwa.

Ecco un elenco di queste parole, rigorosamente in ordine alfabetico (alcune sembrano “leggere”: non illudetevi, sono pietre pomice ripiene di mercurio!):

Accountability

Alternanza

Ampliamento

Arricchimento

Autonomia

Brainstorming

Capofila

Check list

Circle time

Competenze

Corresponsabilità

Crediti formativi

Debiti scolastici

Dimensionamento

Eccellenze

Economicità

Efficacia

Efficienza

E-learning

Èquipe pedagogica

Finalità

Fis

Focalizzazione

Fondo

Funzioni strumentali

Invalsi

Item

Leader

Leadership

Management

Meritocrazia

Mission

Obiettivi

Offerta formativa

Patto

Portfolio

Privacy

Problem solving

Progetti

Referente

Sponsor

Staff

Stakeholders

Task analysis

Team

Territorio

Test

Tutor

Utenza

29.06.2012

Piccoli dirigenti scolastici



Ci sono Dirigenti Scolastici che meritano senz’altro la D e la S minuscola. Personaggi che attraverso la loro pratica “s-dirigenziale” sminuiscono la loro funzione e impoveriscono la scuola.

Ma chi sono i Dirigenti Scolastici che si ritrovano con la D e la S sottodimensionata? E attraverso quali indicatori comportamentali è possibile riconoscerli? Pubblicherò i loro nomi e cognomi quando emigrerò nella Repubblica delle Isole Marshall . Per il momento mi limiterò a descrivere abitudini e consuetudini che i piccoli dirigenti scolastici mostrano per mantenere in acondroplasia le prime consonanti del loro titolo.

Ci sono piccoli dirigenti che sfoltiscono così bene la legalità nella scuola da far invidia ai più famosi coiffeurs dell’alta moda. Alcuni di questi, durante i Collegi dei Docenti, amano più imporre che proporre. Ignorano, o fingono di ignorare (non so quale delle due pratiche sia la peggiore), che in sede di Collegio dei Docenti a loro spetta il ruolo di “primus inter pares”, che sono, cioè, persone rappresentative inserite in un gruppo di altre persone le quali sono al loro stesso livello e con pari dignità. Questi nanetti appartengono alla sottocategoria degli autoritari.

A seguire ci sono i nanetti della serie “vi-faccio-contenti-e-coglionati”. Questi ti fanno discutere e ti fanno persino votare. Contano i favorevoli alla mozione, i contrari e gli astenuti. Salvo poi fregarsene delle decisioni prese dall’assemblea dei docenti.

Poi ci sono quelli che abbattono le dimensioni delle consonanti D ed S colpendo con veemenza la normativa scolastica. Questa sottospecie, salvatasi dall’estinzione dei Neanderthal, mostra un’idiosincrasia verso tutto ciò che norma e regola la vita nella scuola. Quando presenti loro una legge, un regolamento, una circolare, una nota ministeriale che possa districare o risolvere un problema, questi reagiscono come Superman di fronte alla  Kryptonite: la normativa diventa per loro nociva o addirittura fatale.

Al contrario è possibile trovare quelli che, poverini, hanno imparato a memoria delle porzioni di DPR e Decreti Legislativi utilizzate per ogni occasione, anche quando c’entrano come i cavoli a merenda. “Il Decreto Legislativo vattelapesca mi consente di …” e la D barcolla; il DPR numero 8 0 0… chiamata gratuita dai telefoni fissi prevede che …” e la S stramazza a terra.

Infine ci sono quei piccoli dirigenti scolastici, che sono così piccoli, ma così piccoli, che presentano straordinariamente tutte le caratteristiche sopra descritte: sono autoritari, finto-democratici, ignoranti, “normofobici” e azzeccagarbugli. Voi vi chiederete: ma è mai possibile che in una sola persona possano albergare tante “qualità”? Ve lo posso assicurare, credetemi… Sì!

27.06.2012

Indicazioni nazionali per il curricolo



Leggo da una circolare del ministero, che rimanda ad un’altra circolare del ministero, la quale a sua volta rimanda ad un’altra circolare del ministero, che un gruppetto di “esperti disciplinari” ha predisposto la revisione delle Indicazioni del Curricolo del 2007 (per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione).

Leggo dalla stessa circolare, che rimanda alle altre due circolari, che il processo di revisione delle Indicazioni si deve imperniare “su un intenso, anche se necessariamente breve, processo di consultazione delle scuole.”.

Dopo la coppia “Efficacia ed Efficienza” fa capolino nella scuola la new entry “Intensità e Brevità”.
La new entry, in realtà ha già operato (per modo di dire) lo scorso anno. Esattamente dal 4 novembre al 30 dello stesso mese dell’anno 2011. In quel breve periodo le scuole, secondo il ministero, avrebbero (il condizionale è d’obbligo?) inviato all’ Ansas (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica) i propri pareri sull’avvenuta sperimentazione delle Indicazioni per il Curricolo. Cooome? Non ricordate di aver inviato una beneamata cippa che evochi in qualche modo l’argomento? Su, un piccolo sforzo… non ricordate che fervore nelle scuole in quel breve periodo scolastico. E che intensità di lavoro. Confronti serrati, discussioni di gruppo, forum telematici e quant’altro.
La gran mole di lavoro si è tradotta poi in qualcosa di strabiliante: la bozza delle nuove Indicazioni. Risultato? Sono tali e quali a prima. Un ritocchino qua, un aggiunta là, ma in sostanza il risultato è gattopardesco.
Ora i Nostri ci riprovano: “Intensità e Brevità”. Il 31 maggio le scuole ricevono la comunicazione del parto gemellare a distanza di un anno (miracoli della genetica scolastica). Si ha tempo fino al 30 giugno per inviare all’Ansas (idem) quanto emerso dalle consultazioni nelle scuole prima di mandare in stampa la versione definitiva de “Le mie Indicazioni”. Aricooome? Non ricordate di aver mai visionato nella vostra scuola la bozza delle Indicazioni? Non ricordate i capannelli di insegnanti carichi di fervore nell’esprimere le proprie opinioni sulla bozza? Non ricordate il questionario che la scuola ha elaborato con il vostro contributo e poi inviato on line? Non vi amareggiate; è l’effetto del binomio “Intensità e Brevità”: il primo elemento vi stordisce per l’eccessivo affaticamento da prestazione; il secondo, vista l’eccezionale compressione dei tempi di lavoro, cancella i ricordi ad esso legati.

12/06/2012

Le feste di fine anno




Nella scuola del regno, alla fine dell’anno scolastico, è diventato un fenomeno di
costume mostrare la propria  mercanzia. Del resto se in un Piano c’è un’Offerta dovrà puresserci un Mercato, o no?
Le scuole più avvezze a mostrare sono le materne e le elementari. Le medie, ora cooptate negli istituti comprensivi, si stanno via via adeguando.
Le chiamano “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” (anche se il day non ha la “s” durano più di una giornata). Già dal mese di marzo le scuole entrano in agitazione. Si insediano commissioni ad hoc, si nominano Figure Strumentali ad hoc, si individuano referenti ad hoc, spesso senza chiedere il parere dei collegi dei docenti. Il meccanismo va ben oleato e non si può rischiare l’inceppamento della macchina a causa di discussioni farraginose e caotiche.

Nelle “Feste di fine anno”, o più elegantemente “Open day”, si privilegia la quantità. Non importa che cosa si mostra, ma quanto si mostra. Le brochure raccolgono in uno spazio limitato macedonie di eventi. In una giornata di festa possono tranquillamente convivere recite fiabesche e balli hip hop, cori gregoriani e canzoni di Sanremo, declamazioni di poesie e scimmiottamenti di talent show. E se qualche critico disfattista facesse
rilevare, così, pourparler, l’incongruità  degli elementi messi in scena, no problem! C’è sempre un Macroprogetto che la scuola adotta, che è così Macro da non vederne più i contorni o i limiti, e grazie al quale si può far convivere il diavolo e l’acqua santa.

Nelle “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” non possono mancare gli stand alimentari. Questi spazi ricordano un pochino le feste dell’Unità di una volta o quelle belle sagre del vino o della castagna che si possono trovare sparse qua e là nel Belpaese.
Insegnanti giovani e meno giovani versano e offrono a poco prezzo bevande gassate in bicchieri rigorosamente in plastica usa e getta, distribuiscono patatine e pop corn in piatti rigorosamente in plastica usa e getta o sporzionano penne al sugo in piatti rigorosamente in plastica usa e getta che saranno consumate con posate rigorosamente in plastica usa e getta.

Con le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” la scuola si mostra; si mette in vetrina, pardon, si apre al territorio; cerca uno sponsor, se già non ce l'ha, ed offre una passerella ai politici locali.

Con le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” i genitori clienti sono rassicurati. Che belle che sono queste scuole che a giugno ti scecherano le filastrocche di Rodari con il merengue dominicano o i diagrammi di Venn con la salsa cubana.
Poco importa se poi durante tutto l'anno scolastico i loro pargoli sono distribuiti come caramelle nelle altre aule quando è assente l'insegnante di classe; poco importa se i loro pargoli sono ospitati in classi sempre più numerose e più insicure; poco importa se i loro pargoli quando vanno in bagno non sono sorvegliati perché riducono ogni anno il numero dei collaboratori scolastici.

Le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” sono come il sole napoletano: basta che c'è.
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdámmoce 'o passato, facimm 'a festa paisá!...

 04.06.2012

Ci hanno raccontato che ...




Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con gli istituti scolastici autonomi.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore senza i programmi ministeriali.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con l'eliminazione degli esami di quinta elementare.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con il Piano dell'Offerta Formativa.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con gli istituti scolastici competitivi.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con i premi agli insegnanti più bravi.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con il maestro unico.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore con il tempo scuola ridotto.
Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore, ma …

Ora la scuola gestisce in autonomia quelle poche risorse che le arrivano dallo Stato, chiede i soldi alle famiglie per comprare il materiale scolastico ed è alla ricerca continua di uno sponsor o di un progetto qualsiasi, purché finanziato.
Ora nella scuola elementare si ignorano gli stati europei  e i continenti, la storia moderna e contemporanea.
Ora non ci sono più gli esami alla fine della quinta elementare, e con loro sono spariti quei momenti di preparazione ad un evento che sublimava la fine di un percorso scolastico importante.
Ora la scuola ha il Piano dell’Offerta Formativa, che contiene progetti di ogni tipo e specie, corsi di ogni tipo e specie, eventi di ogni tipo e specie, spettacoli di ogni tipo e specie e lontani richiami allo studio e all’apprendimento delle discipline.
Ora la scuola premia gli insegnanti migliori, cioè quelli che si presentano come animatori, organizzatori di eventi mondani, curatori di public relations, istruttori di sci, di yoga e di sport estremi, mentre chi svolge sobriamente il lavoro nelle proprie classi, garantendo la trasmissione dei saperi, è tacciato di “soliloquismo” e sovente esposto al pubblico ludibrio.

Nella scuola elementare non è stata ancora ripristinata la figura del maestro unico (ma siamo sulla strada buona). In compenso c’è la figura del maestro prevalente: una figura che insegna quasi tutte le materie e che per completare le ore di cattedra emigra in altre classi in cui affluiscono altri emigranti dando vita così a classi "girotondo" affollate e variopinte.
Ora nella scuola elementare il tempo scuola si è ridotto. Le ore di Italiano, di Matematica, di Scienze, di Storia, di Geografia si sono ridotte; le ore di Musica, di Arte e Immagine, di Educazione Motoria si sono… vabbè, lasciamo stare. Le ore di Religione Cattolica non si sono ridotte.

Ci hanno raccontato che avremmo avuto una scuola migliore, ma la cosa non mi ha mai appassionato. Quel che mi meraviglia è che tanti, troppi insegnanti hanno creduto e credono ai turnisti della menzogna; troppi insegnanti hanno fatto e fanno spallucce di fronte ai proclami bugiardi, e troppi ancora si sono accodati e si accodano alle scelte di quei Dirigenti Scolastici che, nell’estasi mistica di apparire funzionari efficienti ed efficaci, abbagliano e disorientano, con la sacralità delle luci di Las Vegas, la scuola pubblica che ha la funzione istituzionale di educare istruendo.

2.06.2012