domenica 23 giugno 2013

Le feste di fine anno




Nella scuola del regno, alla fine dell’anno scolastico, è diventato un fenomeno di
costume mostrare la propria  mercanzia. Del resto se in un Piano c’è un’Offerta dovrà puresserci un Mercato, o no?
Le scuole più avvezze a mostrare sono le materne e le elementari. Le medie, ora cooptate negli istituti comprensivi, si stanno via via adeguando.
Le chiamano “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” (anche se il day non ha la “s” durano più di una giornata). Già dal mese di marzo le scuole entrano in agitazione. Si insediano commissioni ad hoc, si nominano Figure Strumentali ad hoc, si individuano referenti ad hoc, spesso senza chiedere il parere dei collegi dei docenti. Il meccanismo va ben oleato e non si può rischiare l’inceppamento della macchina a causa di discussioni farraginose e caotiche.

Nelle “Feste di fine anno”, o più elegantemente “Open day”, si privilegia la quantità. Non importa che cosa si mostra, ma quanto si mostra. Le brochure raccolgono in uno spazio limitato macedonie di eventi. In una giornata di festa possono tranquillamente convivere recite fiabesche e balli hip hop, cori gregoriani e canzoni di Sanremo, declamazioni di poesie e scimmiottamenti di talent show. E se qualche critico disfattista facesse
rilevare, così, pourparler, l’incongruità  degli elementi messi in scena, no problem! C’è sempre un Macroprogetto che la scuola adotta, che è così Macro da non vederne più i contorni o i limiti, e grazie al quale si può far convivere il diavolo e l’acqua santa.

Nelle “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” non possono mancare gli stand alimentari. Questi spazi ricordano un pochino le feste dell’Unità di una volta o quelle belle sagre del vino o della castagna che si possono trovare sparse qua e là nel Belpaese.
Insegnanti giovani e meno giovani versano e offrono a poco prezzo bevande gassate in bicchieri rigorosamente in plastica usa e getta, distribuiscono patatine e pop corn in piatti rigorosamente in plastica usa e getta o sporzionano penne al sugo in piatti rigorosamente in plastica usa e getta che saranno consumate con posate rigorosamente in plastica usa e getta.

Con le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” la scuola si mostra; si mette in vetrina, pardon, si apre al territorio; cerca uno sponsor, se già non ce l'ha, ed offre una passerella ai politici locali.

Con le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” i genitori clienti sono rassicurati. Che belle che sono queste scuole che a giugno ti scecherano le filastrocche di Rodari con il merengue dominicano o i diagrammi di Venn con la salsa cubana.
Poco importa se poi durante tutto l'anno scolastico i loro pargoli sono distribuiti come caramelle nelle altre aule quando è assente l'insegnante di classe; poco importa se i loro pargoli sono ospitati in classi sempre più numerose e più insicure; poco importa se i loro pargoli quando vanno in bagno non sono sorvegliati perché riducono ogni anno il numero dei collaboratori scolastici.

Le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” sono come il sole napoletano: basta che c'è.
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdámmoce 'o passato, facimm 'a festa paisá!...

 04.06.2012

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