Nella
scuola del regno, alla fine dell’anno scolastico, è diventato un fenomeno di
costume
mostrare la propria mercanzia. Del
resto se in un Piano c’è un’Offerta dovrà puresserci
un Mercato, o no?
Le
scuole più avvezze a mostrare sono le materne e le elementari. Le medie, ora
cooptate negli
istituti comprensivi, si stanno via via adeguando.
Le
chiamano “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” (anche se il day
non ha la “s”
durano più di una giornata). Già dal mese di marzo le scuole entrano in
agitazione. Si insediano
commissioni ad hoc, si nominano Figure Strumentali ad hoc, si individuano referenti
ad hoc, spesso senza chiedere il parere dei collegi dei docenti. Il meccanismo va
ben oleato e non si può rischiare l’inceppamento della macchina a causa di
discussioni farraginose
e caotiche.
Nelle
“Feste di fine anno”, o più elegantemente “Open day”, si privilegia la
quantità. Non importa
che cosa si mostra, ma quanto si mostra. Le brochure raccolgono in uno spazio limitato
macedonie di eventi. In una giornata di festa possono tranquillamente convivere recite
fiabesche e balli hip hop, cori gregoriani e canzoni di Sanremo, declamazioni
di poesie
e scimmiottamenti di talent show. E se qualche critico disfattista facesse
rilevare,
così, pourparler, l’incongruità degli
elementi messi in scena, no problem! C’è sempre
un Macroprogetto che la scuola adotta, che è così Macro da non vederne più i contorni
o i limiti, e grazie al quale si può far convivere il diavolo e l’acqua santa.
Nelle “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” non possono mancare gli stand alimentari. Questi spazi ricordano un pochino le feste dell’Unità di una volta o quelle belle sagre del vino o della castagna che si possono trovare sparse qua e là nel Belpaese.
Insegnanti
giovani e meno giovani versano e offrono a poco prezzo bevande gassate in bicchieri
rigorosamente in plastica usa e getta, distribuiscono patatine e pop corn in piatti
rigorosamente in plastica usa e getta o sporzionano penne al sugo in piatti rigorosamente
in plastica usa e getta che saranno consumate con posate rigorosamente in plastica
usa e getta.
Con
le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” la scuola si mostra; si
mette in
vetrina, pardon, si apre al territorio; cerca uno sponsor, se già non ce l'ha,
ed offre una
passerella ai politici locali.
Con
le “Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” i genitori clienti sono rassicurati.
Che belle che sono queste scuole che a giugno ti scecherano le filastrocche di
Rodari con il merengue dominicano o i diagrammi di Venn con la salsa cubana.
Poco
importa se poi durante tutto l'anno scolastico i loro pargoli sono distribuiti
come caramelle
nelle altre aule quando è assente l'insegnante di classe; poco importa se i
loro pargoli
sono ospitati in classi sempre più numerose e più insicure; poco importa se i
loro pargoli
quando vanno in bagno non sono sorvegliati perché riducono ogni anno il numero
dei collaboratori
scolastici.
Le
“Feste di fine anno” o più elegantemente “Open day” sono come il sole
napoletano: basta che
c'è.
Chi
ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdámmoce
'o passato, facimm 'a festa paisá!...
04.06.2012

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