martedì 2 luglio 2013

Il buon pensiero (Noam Chomsky)



" Le idee di avanguardia [...] rappresentano il modo per giustificare il proprio potere. [...] Le persone serie, invece, lavorano a fianco della gente. Quando insegno, non mi limito a dettare cose che si suppone gli altri trascrivano. Lavoro insieme agli altri. Ciò vale sia che si facciano lezioni a bambini di sei anni sia a studenti già laureati. [...] 

Spesso infatti chi insegna impara più di chi ascolta. Si usano quindi tutte le risorse, le conoscenze e i privilegi immaginabili per aiutare i discenti e per imparare da loro. È un rispettabile lavoro intellettuale. Ciò significa che non esiste un’avanguardia: l’intellettuale è un servitore che collabora con altre persone per giungere ad una comprensione migliore. [...] 

Non sto cercando di essere modesto, sono sincero. So perfettamente che quando tengo lezioni a operai in sciopero o a madri disoccupate ci sono cose che loro non sanno. Ma ce ne sono anche che loro sanno e io non so, così le mettiamo insieme e cresciamo reciprocamente”.

Noam Chomsky, Anarchismo (Contro i modelli culturali imposti), 2005, Tropea Editore

venerdì 28 giugno 2013

Prove Invalsi

Esprimo tutta la mia possibile solidarietà al Maestro Flavio, dell' Istituto Comprensivo Statale di largo Oriani 1, Roma, che ha beccato una sanzione disciplinare da parte del suo piccolo dirigente scolastico per essersi opposto, argomentando il suo rifiuto, alla somministrazione delle prove Invalsi. 

Quella che segue è la mail che scrissi ai genitori dei miei alunni per spiegare le ragioni della mia adesione allo sciopero contro queste famigerate pseudo prove valutative.

Carissimi genitori,
vi informo che il 7 maggio prossimo sciopererò contro le prove INVALSI (Istituto per la Valutazione del Sistema Scolastico Nazionale). Le nostre classi saranno coinvolte per le prove di Italiano (il 10 maggio saranno somministrate le prove Invalsi di Matematica, ma in quella data il problema non si pone, dato che saremo al campo scuola).
Vi dico alla spicciolata perché rifiuto queste prove.
1 Utilizzano un metodo valutativo parziale per valutare l'apprendimento globale (non si possono usare soltanto dei quiz per capire tutti gli aspetti dell'apprendimento);
2 A volte presentano grossolani errori nelle risposte a scelta multipla;
3 Non tengono conto dei disturbi specifici dell'apprendimento di alcuni alunni e dei tempi necessari per svolgere serenamente una prova;
4 Non tengono conto delle difficoltà linguistiche degli alunni stranieri;
5 Con il nuovo regolamento sulla valutazione delle scuole, si vogliono agganciare la premialità alle scuole e la remunerazione degli insegnanti ai risultati delle prove;
6 Per non fare brutta figura (e in futuro prossimo per non farsi decurtare lo stipendio) gli insegnanti spesso sottraggono molto tempo alla normale didattica per far preparare i propri alunni alle prove, (le famiglie sono sempre più obbligate a comprare dei libricini che simulano le prove Invalsi);
7 Le prove, benché dicano il contrario, non sono anonime. Le segreterie possono risalire all'autore della prova grazie ad un codice dato;
8 Viene somministrato un questionario in cui gli alunni devono fornire dati anche sensibili e strettamente privati;
9 Mentre l'Invalsi e suoi dirigenti vedono aumentare le loro risorse economiche, la scuola pubblica piange miseria e versa in condizioni tali da non rispettare la normativa sulla sicurezza.

Potrei continuare ancora, ma smetto di annoiarvi.
Scusatemi se vi ho fatto perdere un po' del vostro prezioso tempo, ma ho avvertito il bisogno di informarvi e di condividere il mio disagio.

Un caro saluto.


martedì 25 giugno 2013

La notizia



Le voci sono sempre più insistenti. Sembra addirittura che i solerti funzionari del ministero della non più pubblica istruzione stiano facendo i salti mortali per occultare la notizia. Ma oggi non è più come ieri. Oggi le notizie sono teletrasportate; a volte basta solo il tempo di pensarle et voilà, ce le troviamo già penzolanti sui fili della rete come mutande stese al sole.

E allora eccola la notizia: pare che da più di un decennio, tutti i ministri che hanno diretto il dicastero dell’istruzione abbiano elaborato i loro piani di riforma della scuola sulla base di informazioni fornite da un noto psichiatra che opera e risiede nella Capitale.

Bè, direte voi. E dove sta la sensazionalità della notizia? Il ministero ama farsi frequentare da esperti e consulenti esterni di ogni risma. Che male c’è se nel folto elenco dei consiglieri ministeriali risulta esserci anche uno “strizzacervelli”? Già. Ma è in fondo alla notizia che avviene il coup de théâtre: l’autore delle preziose informazioni non è affatto il celebre professionista, bensì un suo paziente. Un uomo simile all’avvocato Pignacorelli (personaggio interpretato da Alberto Sordi nel film “Troppo forte” di Carlo Verdone), che soffre, come lo stesso personaggio del film, di allucinazioni, spacciandosi per avvocato, medico o, molto spesso, per figure che ricoprono cariche istituzionali.

Lo psichiatra, dunque, non avrebbe fatto altro, in questi anni, che raccogliere le idee che il suo falso ministro gli forniva, sdraiato comodamente sul lettino dello studio medico, indirizzandole poi alle orecchie dei veri ministri, i quali, entusiasti, e senza rimaneggiare alcunché, le utilizzavano per le loro roboanti riforme del sistema scolastico italiano.

Ricordate la struttura basata sui cicli del ministro Berlinguer, in cui la somma dei 5 anni della scuola elementare e i 3 della scuola media era pari a 7? E il numero complessivo di anni dedicati all’istruzione che passavano da 13 a 12? E il diritto-dovere (??????) alla formazione fino ai 18 anni? Pare che sia farina del “Pignacorelli” anche l’idea del finanziamento pubblico alle scuole private e il consiglio di spacciarla come un sostegno alle famiglie per il diritto allo studio.

Ricordate l’abbassamento dell’età di ingresso dei bambini nella scuola dell’infanzia e alle elementari? E il sistema dei licei (di durata quinquennale) e quello della formazione professionale (di durata quadriennale)? E la sparizione dei programmi didattici nazionali? E il taglio dei contenuti storici e geografici nella scuola elementare? E la sparizione dell’esame di quinta elementare? E le 3 I (internet, impresa e inglese)? Tutto merito del “Pignacorelli”, altro che della Moratti.

Ricordate, poi, la reintroduzione del maestro tuttofare? E la sparizione delle compresenze dei docenti nella scuola elementare? E il tempo pieno garantito da un coacervo di insegnanti in cerca del completamento della loro cattedra? E la riduzione delle ore di lezione alla scuola media? E la prova nazionale con i quiz Invalsi all’esame di terza media? E la possibilità di trasformare le università in fondazioni private? Noooo, niente di tutto questo ha partorito la Gelmini. Il ministro ha soltanto ricevuto dallo psichiatra le esternazioni del paziente “avv. Pignacorelli”. Tutto qui.

Il noto professionista, alla luce di quanto è emerso, ha dichiarato che interromperà i rapporti di collaborazione con il ministero di Viale Trastevere, almeno fino a quando il suo paziente non abbia smesso di credersi il Presidente della Repubblica.





domenica 23 giugno 2013

LA CONSERVAZIONE DELLE MARMELLATE


 


Alcune volte ho partecipato al “Comitato di Valutazione”. Per i non addetti ai lavori, il “Comitato di Valutazione” è formato da un gruppo di insegnanti e dal dirigente scolastico che ha il compito di valutare, a fine anno scolastico, l’attività e la professionalità dei docenti neo immessi in ruolo (coloro che hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato).
In realtà il “Comitato di Valutazione” non valuta assolutamente nulla, limitandosi, il più delle volte, ad ascoltare il poverino o la poverina che, prendendo la cosa sul serio, mostra una certa emozione nell’esporre ciò che ha fatto nelle classi durante l’anno scolastico. Raramente i membri del Comitato leggono in maniera approfondita i diari di bordo o le tesine degli “esaminandi”. E raramente il Comitato, di fronte ad una manifesta non attitudine all’insegnamento di un neo immesso in ruolo, formula un giudizio sanzionatorio. Il Comitato è parte di un rito il cui epilogo sono i “tarallucci e vino” sostituiti da “pasticcini e bibite”, la parte, senza dubbio, più interessante del rito valutativo.
Un giorno mi sono trovato di fronte ad una docente che, seppur neo assunta, aveva alle spalle molti anni di insegnamento. Avevo letto con attenzione il documento da lei prodotto in cui presentava il lavoro svolto con i suoi alunni in classe. Durante la presentazione del proprio lavoro, la docente sottolineò quanto importante e fruttuoso fosse stato un “progetto” da lei ideato, programmato e svolto, che aveva lo scopo, a suo dire, di sviluppare nei suoi alunni alcune “competenze” (già, le competenze!) matematiche.
Ad onor del vero, l’insegnante aveva scritto poche righe sul “progetto”, ma in compenso aveva allegato una straordinaria documentazione fotografica che poteva essere ricondotta però a qualsiasi attività scolastica, progettuale o ordinaria.
Per capirne qualcosa di più, chiesi lumi all’insegnante in merito alle attività svolte nel progetto. In particolare le chiesi se tra le attività ne fossero previste alcune con lo scopo di sviluppare negli alunni “la conservazione delle quantità” (1), omettendo di specificare, perché dato per scontato, “numeriche, delle lunghezze e dei volumi liquidi”. Come risposta ottenni un imbarazzante: “In che senso?”. Capii che ignorava l’argomento e cercai di sviare, iniziando a parlare d’altro, ma il dirigente scolastico presente (un piccolissimo dirigente) volle dare prova della sua sapienza e in uno slancio di soccorso non richiesto esordì: “Ma certo, quelle attività che i bambini svolgono con le conserve come la... MARMELLATA!”.


(1)“La capacità di astrarsi da indizi superficiali, quali la forma o la densità dello spazio occupato dagli oggetti di più insiemi, per stabilire relazioni di confronto di tipo quantitativo.”

30.03.2013

CO-N-PETENZE




È da almeno un decennio che nelle scuole del regno domina questa parola: “Competenze”. Ispettori, dirigenti e docenti “competenti” la usano in ogni occasione, formale o informale che sia. La si sente  vibrare nelle sale dei convegni, nelle aule magne, nei corridoi, nei giardini e perfino nelle mense. “Servono le COMPETENZE!”, “Bisogna progettare per l’acquisizione delle COMPETENZE!”, “È necessario attrezzarsi per veicolare le COMPETENZE!”, “Gli indicatori di apprendimento sono le COMPETENZE!” … Peccato però che in questi anni, a forza di parlare a sproposito di “Competenze” le scuole del regno hanno perso per strada buona parte del materiale utile per formarle davvero e consolidarle. Ci vogliono far credere che l’oggetto educativo si possa autocostruire limitando l’uso e la quantità dei chiodi linguistico-espressivi, delle viti matematico-scientifiche, dei bulloni storico-geografici, ecc. E a quegli insegnanti, poi, che osano chiedere se la riduzione del tempo scuola avvenuta negli ultimi anni non sia perniciosa allo scopo, i “competenti” rispondono:” Non serve la quantità, ma la qualità dei prodotti offerti (già, dei prodotti, e non delle lezioni presentate, tanto per confermare che il mondo della scuola deve stare in linea  con la sottocultura del “mercato”). E indovina, indovinello, quando ci parlano di “prodotti di qualità”, a che cosa si riferiscono in particolare i “competenti”? Naturalmente ai progetti. Soprattutto a quei particolari progetti che hanno inondato le scuole con i nomi più disparati. Che hanno sdoganato centinaia di frustrati della danza del ventre, della canzone italiana, delle arti esoteriche, dei balletti alla “Saranno famosi” e via dicendo, che da anni premevano alle porte degli istituti scolastici per mostrare il meglio di loro. I programmi della scuola primaria sono stati azzoppati dalle “Indicazioni nazionali per il curricolo”. Quelli di Storia e di Geografia sono stati i più falcidiati. Se, ad esempio, le classi quinte non studiano più i periodi rilevanti della storia contemporanea, ciò non genera, a detta dei “competenti”, problemi. Se poi capita di celebrare l’anniversario dell’unità della nostra Nazione e il Ministero dei “competenti” dell’Istruzione invita le scuole del regno a coinvolgere i propri alunni nell’iniziativa, no problem: basta tirar fuori dal cilindro un bel progettino che sopperisca alle mancate conoscenze del periodo storico di riferimento e che permetta agli alunni di autocostruirsi le “competenze” necessarie per capire l’evento. E non è nemmeno un problema per i “competenti” se il progetto assorbe tempi e risorse destinate alle lezioni disciplinari. Per i “competenti” non avviene alcuna sottrazione, ma una manifesta occasione di interdisciplinarietà aggiunta. Già, un’occasione che rischia però di sfornare dalle scuole del regno una caterva di alunni “competenti” che, spinti da un moto di riconoscenza nei confronti di chi li ha resi tali, scrivano per ringraziare: “ Grazzie, per le conpetenze che ci havete trasmeso”.

26.03.2013

Pro-getto




Non c’è ormai scuola del regno che non si doti di “Progetti”. Nuovi, usati, scopiazzati, presi in prestito, fuori moda, avveniristici, fantascientifici, … Una vasta gamma di prodotti sono annualmente esposti sulla bancarella del Piano dell’Offerta Formativa di ogni scuola per fare colpo su un’Utenza narcotizzata, indirizzata più verso l’appariscenza che alla sobria sostanza. Schiere di docenti capitanati dai loro piccoli dirigenti si spintonano per farsi largo; come è gagliarda e salutare la competizione che si accende annualmente tra le scuole del regno. “Venghino! Venghino! Accorrete gente! Ecco quel che offriamo ai vostri pargoli”. “Prego, di qua. Notino lor signori la nostra pregiata mercanzia: progetto “Lingue lunghe”, progetto “Canta che ti passa”, progetto “Aglio, olio e peperoncino”…

Il modello di “Progetto” che si è radicato nelle scuole del regno è ricco di attrazioni, ma orfano di contenuti educativi. Si progetta o si aderisce a molti progetti per forza d’inerzia, per moda, per sentito dire, “perché me lo ha chiesto il dirigente”, “perché prendo almeno 5 ore dal fondo d’istituto”, “perché così la scuola ottiene una briciola di finanziamento”,  … Ma se una iniziativa didattica ed educativa non trova le radici nella conoscenza, nella convinzione e nella sensibilità del docente che la dovrà perseguire, allora le togli l’anima. Risultati?  Eccone uno.

Il collegio dei docenti  aderisce ad un progetto ambientale. Quale manifestazione finale del percorso progettuale, è prevista, per il giorno X, un’esposizione di manufatti realizzati dagli alunni della scuola con materiale di scarto. Inoltre è prevista, nello stesso giorno, una raccolta di rifiuti RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) da parte di una ditta specializzata nel recupero di tale tipologia di rifiuti. Bene! Direte voi, ed io pure. Iniziativa meritoria, considerando che il futuro dei nostri alunni è seriamente minacciato dall’aumento dei rifiuti e dalla crescente scarsità delle risorse utili a garantire la produzione degli oggetti necessari alla sopravvivenza del genere umano. Il progetto prevede inoltre che la scuola avvii una sistematica raccolta della carta, differenziando tale materiale dagli altri rifiuti.                           

Arriva il giorno X. L’atrio della scuola diventa uno spaccato di mercato rionale. Si mettono in bella mostra i lavoretti degli alunni (alcuni anche molto interessanti) e si aprono le porte ai visitatori. Bene! Direte voi, ed io pure. Gli scarrabili che accolgono i RAEE si riempiono. Bene! Direte voi, ed io pure. E dopo il giorno X ci si aspetta che il messaggio lanciato all’utenza (parola orrida) si radichi nel luogo stesso da cui è partito. Insomma ci si aspetta che “il verbo si faccia carne”. Invece? Giorno dopo; sala docenti; contenitore per la raccolta differenziata della carta in cui è stampigliato in caratteri cubitali la parola “CARTA”; contenuto del contenitore: carta, bicchieri di plastica sporchi, cucchiaini di plastica sporchi, plastica pulita, pennarelli scarichi, … insomma, MONNEZZA. Male! Direte voi, ed io pure!

 6/01/2013

Banco privato



Qualche settimana fa ho incontrato la mamma di una compagna di scuola di mio figlio.

Lei:”Ciao, hai saputo del problema dei banchi nella classe dei nostri figli?”

Io: “So che ancora fanno lezione sui banchi della prima classe (ora i bambini frequentano la terza classe)”.

Lei:” Oh, alla mia piccola le si incastrano le gambe sotto al banco; inoltre rischia una cifosi a furia di stare per otto ore con la schiena piegata in avanti”.

Io:” Già. Credo che sia un problema per tutti i bambini della classe. Dovremmo andare dal dirigente scolastico e chiedere spiegazioni in merito”.

Lei:”So che qualcuno ha provato ad andare in presidenza, ma il dirigente non l’ha ricevuto”.

Io:” Penso sia meglio andare con un nutrito numero di genitori e non isolatamente. Più il problema è condiviso più efficace è la pressione”.

Lei:” Quello fa come vuole. È il capo della scuola. Se decide di non ricevere, non riceve. Anche se in presidenza ci vai in venti”.

Io:” No scusa, è un funzionario pubblico... non può non riceverti. Riceverà per appuntamento, ma deve ricevere. Un dirigente scolastico ha il DOVERE di relazionarsi con le famiglie degli alunni”.

Lei:” Lascia stare, è soltanto una perdita di tempo. Bisognerebbe invece fare come ha detto mio marito”.

Io:” E come ha detto tuo marito?”.

Lei:” Bisogna trovare un pezzo grosso del ministero che lo solleciti al dialogo. Allora sì che metterebbe la coda in mezzo alle gambe e aprirebbe la porta di quella torre d’avorio in cui si è barricato”.

Io:” Ma in questo modo ci alieniamo un diritto. Rinunciamo ad essere cittadini e diventiamo sudditi del potente di turno. No guarda, chiamiamo il nostro rappresentante di classe, che è stato appena eletto. Concordiamo con lui un incontro, invitiamo tutti i genitori e decidiamo come meglio muoverci, senza escludere una possibile azione legale…”

Lei:” Sì, l’azione legale… ma fammi il piacere. Ma dove vivi. Hai i soldi da regalare agli avvocati? Mio marito ne vede di esposti e di denunce. Vuoi sapere dove vanno a finire? Nel secchio, e nemmeno in quello della differenziata”.

Io:” Scusa, ma che lavoro fa tuo marito?”.

Lei:” Il carabiniere”.

Io:” Ah!”.

Lei:” Io comunque non sono disposta a tollerare oltre una situazione del genere. Mia figlia prima di tutto! Prima di tutto il suo benessere!”

Io:” Sono d’accordo. Non si può tollerare che in una scuola pubblica oltre ai gessi, alla carta igienica, al materiale di facile consumo manchino ora anche i banchi idonei su cui far studiare i nostri figli. Bisogna agire!”.

Lei:” Appunto. Ieri sono andata sul sito IKEA. Ne ho visti alcuni della dimensione giusta. Veramente graziosi e funzionali. Ho visto i prezzi. C-O-N-V-E-N-I-E-N-T-I-S-S-I-M-I. Povera piccola, finirà di contorcersi… domani le comprerò un banco!”.

N.B.: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale? Un po' sì e un po' no.